JuriDecode – Sogno di Fatascienza

Il passaggio sotto la superficie

L’analisi del dipinto suggerisce che il percorso sia stato concepito includendo anche un passaggio sotto il pavimento.

Il sistema di scarico e la pianta agiscono come “nodi funzionali” che indicano la presenza di un percorso che esce dallo spazio della stanza. Non a caso l’interazione tra questi due elementi suggerisce una direzione ben precisa.

Il sistema di scarico rappresenta un punto di ingresso verso il sottosuolo, mentre la pianta rappresenta il ritorno in superficie. Il suo sviluppo dal sottosuolo suggerisce un’interazione tra lo spazio inferiore e la superficie visibile del dipinto, conferendo una continuità del percorso che passa attraverso spazi nascosti per poi riemergere.

Tra l’altro, in questo dipinto, l’idea di un tracciato che prosegue oltre i confini della stanza è suggerita anche dal getto d’acqua che fuoriesce e rientra attraverso la finestra, ampliando il percorso al di là dello spazio interno.


Le due piantine segnano il punto di ripresa del percorso all’interno della stanza.

Attraverso l’azione del toro che mangia l’erba, ovvero le piantine, si configura così un passaggio strategico, capace di guidare il collegamento verso la restante parte del percorso.

Il legame tra le due sezioni

Il legame tra la parte del percorso evidenziata in verde (vedi: Il passaggio musicale La rinascita ”Paradice”) e l’altra evidenziata in rosso (vedi: Fiocchi connessi Il movimento della spadaIl passaggio acquatico), si colloca in una zona che “non vediamo“, poiché prosegue al di sotto del pavimento.

Intercapedine

La stessa logica che permette di riconoscere l’esistenza di un percorso da seguire porta anche a concludere che qualcosa manca nella parte inferiore del quadro.

Ritengo dunque che, originariamente, l’autore del quadro abbia voluto affinare ulteriormente proprio questo tratto del percorso, introducendo un’intercapedine come elemento di connessione tra gli spazi.

L’intercapedine assente: confronto con Olivares

Ancora una volta, è necessario risalire alle opere di Olivares per cercare di comprendere alcuni concetti riportati in Sogno di Fatascienza. Come è evidente, Sogno di Fatascienza, è una reinterpretazione delle opere del pittore cileno. In questo genere di opere, la parte inferiore è occupata da un’intercapedine.

Compreso questo da cui ha preso la maggiore ispirazione:

In questo dipinto di Olivares emerge chiaramente l’interazione tra lo spazio superiore e quello inferiore. Possiamo capirlo osservando i fori nel pavimento, che lasciano intravedere parte di ciò che si trova sotto. Uno di questi fori, che si trova sotto i piedi del generale, è ancora incompleto e sta per essere tagliato dalla sega, suggerendo un processo in divenire. In questo caso, l’idea dell’autore è quella di evidenziare la condizione del Generale Pinochet: egli non può cadere nel foro del pavimento perché, in quanto centauro, la sua parte animale lo sorregge. Questa scelta simbolica da parte del pittore cileno sembra suggerire una riflessione sul potere e sulla sua resistenza. Anche il sistema di scarico indubbiamente contribuisce alla dinamica dell’opera , stabilendo un’ulteriore connessione tra i due spazi distinti — cioè sopra e sotto — rafforzando l’idea di un passaggio tra ciò che è visibile e ciò che rimane nascosto.

In Sogno di Fatascienza, la mancanza sembra concentrarsi nella parte inferiore, poiché il tracciato del percorso conduce visivamente verso la zona che sembra essere priva dell’intercapedine, lasciando intuire un’assenza che nelle opere di riferimento risulta invece presente.

Questa ricostruzione che ho realizzato mostra come il dipinto avrebbe dovuto apparire in origine.

Nella parte inferiore si nota chiaramente che una porzione del pavimento, per qualche motivo, non è visibile. Le linee che delimitano quella zona appaiono incomplete e, per restituire coerenza alla scena, le ho ricostruite.

Inoltre, ho ricostruito quell’ intercapedine che, con molta probabilità, avrebbe dovuto trovarsi in quella posizione.

Questo è un fotogramma che ho estrapolato da un video You Tube.

Ho voluto catturare questa immagine perché, nel video, la telecamera riesce per un momento a ottenere una risoluzione migliore rispetto all’immagine complessiva del quadro a disposizione. In questa condizione si nota più chiaramente la parte che non è visibile.

Sembra anche di intravedere quelle che appaiono come le cime di due “PP”, che ”potrebbero” essere parte della firma di Pietro Pacciani — sopra, invece, si distingue chiaramente la scritta: Mercatale un Sogno di Fatascienza Pacciani Pietro 10/04/1985.

Anche nella parte superiore ho aggiunto la porzione che non riusciamo a vedere, perché si nota chiaramente che questa sezione risulta incompleta. Ho ricostruito anche la punta dell’ombrello, rappresentandola come in quest’altro dipinto di Olivares, da cui è tratto l’elemento di riferimento. Con ogni probabilità anche l’autore di Sogno di Fatascienza aveva riprodotto la punta a forma di freccia.

Questo dettaglio si allinea perfettamente con il concetto qui spiegato (vedi: Il quadro che conta i delitti), in cui ho analizzato il linguaggio visivo legato alla traiettoria del proiettile sparato dalla pistola celata nella sella— che indica il numero 6 ed esclude il numero 8 — una rappresentazione criptica che suggerisce un’intenzione precisa dell’autore e invita a riflettere sul suo significato.

Ruggero Perugini

La deposizione di Ruggero Perugini nel processo Pacciani conferma che il quadro è stato scorciato, determinando senza dubbio un’area mancante. Il dottor Perugini fu ascoltato il 23 maggio 1994. Segue una parte delle sue dichiarazioni sul quadro:

R.P.: Vede, quando noi notiamo quel quadro, quel quadro, in quel quadro rileviamo che verosimilmente è stato scorciato, ma il dato in sé non ha importanza, non ha registrato. 


Il dipinto risulta essere stato accorciato; ritengo che ciò possa essere dovuto a un adattamento alla cornice.

I seguenti tre fattori:

• l’apparente assenza dell’intercapedine — suggerita dalla logica visiva del percorso, che collega il sistema di scarico alla pianta —

• la presenza dell’intercapedine nelle opere di riferimento

• la testimonianza di Perugini

suggeriscono con coerenza la possibilità che il quadro originariamente avesse avuto anch’esso un’intercapedine nella parte inferiore, ma già di per sé, l’interazione tra il sistema di scarico e la pianta è sufficiente a evocare un tragitto sotterraneo e il suo riemergere nella stanza.

La relazione tra queste tre evidenze aiuta comunque a chiarire eventuali incertezze e fornisce un valido supporto logico a questa possibilità.

(segue: Il passaggio musicale).