JuriDecode – Sogno di Fatascienza

Il passaggio musicale

Definizione
La chiave di violino, nota anche come “chiave di SOL”, è una chiave musicale che stabilisce la posizione della nota SOL sulla seconda riga del pentagramma. Questo significa che, quando vedete il simbolo della chiave di violino a inizio pentagramma, la seconda riga conta sempre come nota SOL. Un aspetto fondamentale riguarda il modo in cui la chiave viene tracciata: la spirale della chiave si ancora alla seconda linea del pentagramma, che costituisce il punto di origine del segno, e proprio questo aggancio definisce quella linea come SOL. Il nome “chiave di SOL” arriva proprio dal fatto che il simbolo circonda la riga dove si trova la nota SOL. 

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Determinazione delle note
In altre parole, la chiave di SOL non è un semplice simbolo decorativo:
la funzione principale di una chiave musicale è fissare un riferimento che permetta di identificare tutte le altre note sul pentagramma. Nel caso della chiave di violino, avendo stabilito il SOL sulla seconda riga, possiamo dedurre la posizione di tutte le altre note ascendendo e discendendo di tono in tono (o semitono in semitono). È importante ricordare che tutto ruota attorno al SOL sulla seconda riga. Da lì, muovendoci in salita o in discesa, individuiamo le altre note. Salendo si avranno le note LA-SI-DO-RE-MI-FA-SOL e discendendo FA-MI-RE-DO-SI-LA-SOL.

Il principio musicale nel dipinto

Attraverso questa rappresentazione voglio mostrare ciò che, a mio avviso, l’autore del quadro ha architettato all’interno della scena: un percorso simbolico che si sviluppa tramite elementi riconducibili all’ambito musicale, i quali si organizzano in una sequenza coerente.

Nel dipinto emergono infatti la lira, la chiave di violino, il pentagramma, la tromba e persino una nota musicale, come se l’artista avesse voluto trasformare l’immagine in una sorta di composizione visiva.

• Una sella usata come pentagramma

L’autore del quadro ha colto l’opportunità di esprimere un concetto musicale attraverso questa sella, sfruttando le sue caratteristiche. Evidentemente questa sellasi prestava molto bene a essere riarrangiata in modo tale da svolgere la funzione di un pentagramma. (vedi: Riferimenti agli Stati Uniti)

Infatti, le strisce che la caratterizzano sono state utilizzate per simulare le linee di un pentagramma. Non è un caso che  la modifica apportata dall’autore del quadro escluda le strisce verticali della corona, mantenendo unicamente quelle necessarie per replicare le righe di un pentagramma.

« È chiaro che si tratta di un pentagramma: la sella presenta strisce bianche e nere che dialogano con una chiave di violino e con uno strumento, perfettamente in linea con questa sezione dell’itinerario criptico ».

Uno dei dettagli più particolari è il toro che, con lo zoccolo, tocca le corde della lira. È un gesto quasi impercettibile, ma osservando attentamente si distingue con precisione il punto in cui lo zoccolo entra in contatto con la corda, generando l’innesco della vibrazione sonora.

Zoccolo del toro evidenziatoin in verde.

La lira, a sua volta, è collegata alla chiave di violino, e da lì una freccia conduce alla sella, interpretata come un pentagramma grazie alle sue linee orizzontali bianche e nere. La chiave di violino è stata intenzionalmente concepita e modificata per funzionare anche come un filo conduttore visivo, per guidare lo sguardo fino alla freccia che introduce alla parte successiva del percorso criptico.

Sembra dispersivo, ma la direzione da seguire è suggerita da quest’altra freccia più piccola che si trova in questo punto evidenziato in rosso —

La sua forma ci fa intendere che il percorso provenga proprio  dal basso, lungo la  linea del contorno di quello che si chiama, ”seggio”, della sella

e che sia questo — evidenziato in verde il percorso e la direzione tra le due frecce.

La piccola freccia richiede una precisazione:

la qualità dell’immagine disponibile non consente di definirne con certezza la forma. Tuttavia, ciò che appare come una piccola freccia curva non può che essere interpretato come tale, perché un elemento diverso interromperebbe il percorso che ho ricostruito, compromettendone la coerenza logica. La sua posizione guida lo sguardo lungo il tracciato visivo e conferma questa lettura. Chi avrà l’opportunità di osservare il dipinto dal vero potrà verificare questo dettaglio con maggiore chiarezza, poiché dalla sola immagine a disposizione non è possibile distinguerlo completamente; si tratta di un elemento indispensabile alla struttura del percorso. Una conferma diretta di questo particolare costituirebbe un solido supporto alle conclusioni a cui sono giunto nel mio studio.

Schema del metodo di Indicazione della nota musicale

A questo punto del percorso arriviamo a un meccanismo che agisce all’interno del pentagramma/sella, ed è piuttosto particolare. Per questo motivo preferisco mostrare prima un esempio, così da rendere più chiaro questo aspetto.

Sostanzialmente, il concetto è questo: prendiamo due cerchi che, sovrapponendosi, vanno a delineare un’area ben precisa, questa gialla.

Quest’area si trova nello spazio delimitato dalle due righe musicali. In questo caso è interessato lo spazio riferito alla nota del LA.

Consideriamo adesso i due cerchi che esprimono lo stesso concetto, ma senza sovrapporsi.

Ugualmente anche in questo caso, è interessato lo spazio riferito alla nota del LA.

Il motivo per cui ritengo sia possibile indicare una nota tramite questo metodo non convenzionale risiede nel fatto che i cerchi toccano il rigo superiore e quello inferiore dello spazio in cui si trova la nota LA, esattamente come accade alle note scritte negli spazi del pentagramma: FA, LA, DO. . . infatti, toccano allo stesso modo il rigo superiore e quello inferiore dello spazio che occupano.

Il Metodo Applicato alla Sella‑Pentagramma

Questo è il meccanismo che agisce nella sella: il seggio evidenziato in rosso e la banda di protezione — evidenziata in verde —, combinati attraverso il sistema illustrato nell’esempio precedente, vanno a toccare le due strisce nere che delimitano la striscia bianca.

Se osserviamo con attenzione le due parti della sella che si congiungono all’interno di quella striscia bianca, possiamo notare la precisione con cui vanno a toccare le  due strisce nere, quella superiore e quella inferiore, proprio come accade a una nota quando viene collocata negli spazi di un pentagramma.

Questo spiega anche perché il bordo bianco della banda di protezione sia stato disegnato con una tale inclinazione, al punto da richiedere la rimozione di una parte. Infatti, come si può notare, su questo lato il bordo bianco è assente.

E il motivo è proprio quello di far arrivare il seggio fino a toccare la striscia nera inferiore.

La chiave di Sol: riferimento per la disposizione delle note

La chiave di violino rappresentata è la chiave di Sol, che stabilisce la posizione delle note sul pentagramma fissando il SOL sul 2° rigo. Di conseguenza, le note risultano disposte in ordine crescente dal basso verso l’alto così:

Attraverso il sistema elaborato dall’autore del dipinto, così come illustrato in precedenza, è possibile riconoscere che viene indicata una nota che, in questo caso, appare come un LA.

Il rigo che mette in dubbio la struttura del pentagramma

Chi ha realizzato questa rappresentazione, però, ci pone di fronte a un dilemma: capire se questo elemento evidenziato in rosso debba essere considerato come il primo rigo musicale, quello corrispondente al MI, oppure se vada interpretato come un tratto estraneo al pentagramma.

La questione nasce dal fatto che il rigo inferiore del pentagramma non è disegnato come gli altri: è ambiguo, quasi fuori contesto. Se il pentagramma è impostato sulla chiave di violino, il primo rigo — quello più basso — corrisponde al MI.

Eppure questo elemento sembra oscillare tra l’essere parte del pentagramma e l’essere qualcosa di esterno. Se non fosse davvero il rigo del MI, la nota indicata dall’autore attraverso quello stratagemma visivo ingegnoso cambierebbe completamente significato, trasformandosi da un LA in un FA.

L’artista, però, non lascia l’osservatore senza indizi.

La chiave di violino, pur non trovandosi all’interno del pentagramma come di consueto, è comunque presente. È collocata all’esterno, ma la sua spirale – che normalmente si ancora al 2° rigo, quello del SOL – viene modificata e allungata fino a raggiungere proprio quel rigo, stabilendo un collegamento visivo inequivocabile.

Il riferimento grafico che rimette tutto al suo posto

In questo ingrandimento diventa evidente il ruolo di questo dettaglio di supporto – cioè l’indizio aggiuntivo che l’autore inserisce per “riequilibrare” l’ambiguità della prima linea (la più bassa) del pentagramma.

Le due linee rette orizzontali evidenziate in rosso che delineano parte del corno del toro, tracciate con una precisione geometrica, non sono semplici elementi decorativi: si allineano perfettamente con la striscia nera corrispondente al 2° rigo del pentagramma, quello del SOL, riprendendone anche lo spessore, un dettaglio che evidenzia l’intenzionalità del collegamento al SOL.

Questo allineamento non può essere casuale. Le due linee del corno funzionano come un vero e proprio marcatore visivo, una guida che conferma la posizione esatta della riga del SOL all’interno del pentagramma criptico. È come se l’artista avesse voluto lasciare un segnale di controllo, un indizio di precisione che permette all’osservatore di ricostruire la struttura musicale corretta nonostante l’ambiguità iniziale.

Grazie a questo dettaglio, l’intero sistema si ricompone: la riga del MI ritrova il suo posto, la lettura del pentagramma torna coerente e la nota suggerita dall’autore (LA) emerge con chiarezza.

È come se l’autore volesse dire: segui la linea, e capirai. ”Questa scelta compositiva crea un gioco di rimandi: la chiave è fuori dal pentagramma, ma continua a governarlo; la “riga” del MI, a prima vista, sembra fuori posto, ma è proprio la chiave per interpretare correttamente la nota suggerita. Il dipinto diventa così un rebus musicale, in cui ogni dettaglio – anche il più anomalo – contribuisce a guidare l’osservatore verso la soluzione.

Il percorso prosegue seguendo quella piccola freccia evidenziata nel cerchio che indica la direzione verso la linea che conduce al secondo strumento, (la tromba). (vedi: Connessioni visive di Olivares)

Tutti elementi  che suggeriscono la direzione da seguire e che, guarda caso, convergono verso quella che sembra proprio essere una tromba da cui esce una nota musicale.

Lo strumento/serpente

La particolarità di questo elemento risiede nel “cappello” del serpente, inteso anche come “campana” della tromba, componente che contribuisce all’identificazione dello strumento. Essendo il serpente assimilato a una tromba, la sua colorazione gialla richiama proprio questa doppia natura.

L’intenzione dell’autore è quella di mostrare la schiena del generale, rendendola visibile attraverso il riflesso, che funge da specchio e rivela ciò che altrimenti resterebbe nascosto allo sguardo. La tromba — generalmente realizzata in ottone e quindi dotata di una superficie lucida e riflettente — è infatti in grado di restituire l’immagine della giacca del generale, e più precisamente della parte retrostante, permettendo così di cogliere ciò che non sarebbe altrimenti visibile frontalmente.

Quello che l’autore rappresenta all’interno della campana, ovvero il riflesso della schiena del generale, non risulta tuttavia nitido. La risoluzione dell’immagine, in questo caso, non consente di distinguere con chiarezza ogni dettaglio di ciò che è stato raffigurato.

A mio avviso, l’elemento più riconoscibile sembra essere una pergamena arrotolata, che emerge dal riflesso nonostante la sua scarsa definizione. Quello che appare è l’effetto di sdoppiamento prodotto dalla particolare superficie riflettente dello strumento, che permette di mostrare due punti di vista del rotolo di pergamena. Osservando con attenzione, sembra persino di intravedere le tre dita del generale che la stringono, come nel seguente esempio:

Vi sono però ulteriori linee sottili — evidenziate in rosso — che, sempre a causa della risoluzione dell’immagine, sfuggono a un’identificazione certa e al momento non possono essere ricondotte con sicurezza a un elemento preciso.

Azzarderei l’ipotesi che possano riferirsi al filo che solitamente avvolge un rotolo di pergamena, e che in questo caso potrebbe coincidere con il filo conduttore del percorso, lo stesso che il generale sembra tenere nella mano insieme al rotolo.

L’idea sembrerebbe proprio essere quella di tirare il filo per far saltare il “tappo” della tromba, consentendo la fuoriuscita dell’elemento anomalo che, in questo caso, allude alla nota musicale. Il meccanismo evocato ricorda quello dei party poppers (spara‑coriandoli) utilizzati nelle feste:

piccoli dispositivi che, azionati tramite un filo, producono un breve scoppio e liberano il contenuto al loro interno. Allo stesso modo, il gesto del generale parrebbe attivare un sistema analogo, in cui il filo permette l’apertura della campana — dotata del suo tappo — e la “liberazione” dell’ elemento.

Medesimo gesto

Questa idea trova fondamento in un’opera di Olivares.

Sogno di Fatascienza nasce infatti dall’influenza delle creazioni di questo pittore cileno. In una delle sue opere, Olivares raffigura un personaggio che tiene nascosta una corda dietro la schiena, con la quale aziona un cannone. (vedi: La corda che innesca il colpo)

L’uomo di Bogotà

Un espediente visivo che richiama il meccanismo evocato in Sogno di Fantascienza. Il parallelismo tra le due opere risulta evidente: si tratta di un’azione che svolge la medesima funzione.

In entrambi i casi un’azione celata attiva un dispositivo che provoca l’espulsione di un elemento. Nel quadro la presenza del filo e l’atto che mette in moto il meccanismo costituiscono dunque un chiaro rimando a quest’opera.

Ed è proprio alla luce di questo confronto che risulta plausibile ipotizzare che anche il generale di Sogno di Fatascienza stia effettivamente trattenendo quel filo dietro la schiena: un dettaglio non perfettamente leggibile nel riflesso, ma coerente con la logica compositiva e con il modello iconografico di Olivares, dove il personaggio aziona il meccanismo tirando la corda nascosta.

Il proseguimento del percorso del filo musicale sembra infatti snodarsi proprio dietro la schiena del generale. La somiglianza strutturale tra le due scene rafforza quindi l’idea che il generale compia lo stesso gesto dell’ Uomo di Bogotà, riprendendone il ruolo e la funzione narrativa.

Un risultato coerente, se consideriamo questi elementi musicali cosi disposti e in interazione tra loro attraverso un dinamismo che l’artista crea mediante un movimento:

Il passaggio musicale

il toro, con lo zoccolo, suona la lira che ha in testa,  questo ci conduce alla chiave di violino e, attraverso la freccia, ci guida nel pentagramma a indicare una nota musicale, una nota che poi viene riprodotta (espulsa) dalla tromba e che ritroviamo sotto forma dello ”strano elemento”. Appare chiaro il compromesso con cui è riuscito a esprimere sia il concetto della rinascita che quello musicale, combinati insieme per formare un unico elemento.  (vedi: La rinascita ”Paradice”)

Questa ricostruzione consente di interpretare il dipinto non come un insieme di simboli isolati, ma come un sistema organizzato, in cui ogni dettaglio contribuisce alla definizione del tracciato complessivo. L’analisi delle relazioni strutturali tra i vari elementi mette in evidenza la continuità interna del percorso, chiarendo la logica che ne determina la sequenza.

«Le forme insolite rappresentate nel quadro derivano dalla fusione di più elementi — anche cromatici — che l’autore ha combinato in un’unica figura.»

(segue: La freccia invertita).