Infine, il cammino giunge alla sua conclusione, segnando il termine di questo viaggio visivo e concettuale: il percorso si chiude proprio attraverso l’elemento che fuoriesce dalla ”tromba”, che si dirige verso l’alto, poiché il tetto è assente. (vedi: La rinascita ”Paradice”)

Solo quando arriviamo a questo punto—alla fine, all’uscita della stanza— possiamo comprendere l’ultimo tassello mancante, che in realtà segna l’inizio del percorso. Mi riferisco alla funzione della freccia sulla parete, perché la freccia indica l’opposto.

Solo arrivando alla fine del ragionamento ci rendiamo conto di essere inevitabilmente costretti a percorrerla in senso inverso. Infatti, quella che sembrava un’uscita è in realtà un’entrata, e la freccia—pur orientata diversamente — ci conduce verso il quadretto appeso alla parete.
Naturalmente, questo potrebbe far pensare che io stia cercando di adattare o forzare il mio ragionamento, ma ciò che rende questo tratto veritiero, pur nella sua apparente contraddizione, è la sua natura indispensabile: senza di esso, il percorso perderebbe coesione, lasciando un vuoto che comprometterebbe la struttura logica dell’opera.
Una volta varcata la soglia ed entrati all’interno della stanza, ogni alternativa cessa di esistere: l’unica direzione da seguire, per quanto possa apparire contraddittoria, è quella opposta rispetto alla freccia. Non vi sono deviazioni, né possibilità di scelta, il percorso si impone da sé, rivelandosi come l’unico esito possibile. È proprio il dover percorrere la freccia in senso opposto che dona alla composizione il suo carattere enigmatico, rivelando la sottile ambiguità tra ciò che la freccia sembra indicare e il suo vero ruolo nel contesto del dipinto.
La freccia si connette all’orologio, creando una continuità visiva che suggerisce un passaggio intenzionale.
L’orologio non è semplicemente un elemento decorativo: è collocato strategicamente per creare una connessione precisa tra la freccia e il fiocco, agendo come un punto di raccordo che orienta il tracciato e ne delinea la continuità.

Il percorso nel quadro conduce all’orologio, entra nel meccanismo e segue il movimento funzionale della lancetta, impiegata come dispositivo dinamico che veicola il tragitto.
Questo uso della lancetta come parte attiva richiama il principio adottato da Zodiac nella Bus Bomb Letter, in cui il movimento dell’indicatore è essenziale al funzionamento del meccanismo ideato. (vedi: Bus Bomb Letter)

Poiché l’orologio rappresentato nel quadro allude chiaramente a quello della lettera di Zodiac (vedi: L’ orologio), l’autore non si limita a riprenderne l’aspetto visivo, ma ne richiama anche la funzione, concependolo come un elemento operativo capace di generare un’azione e introdurre un dinamismo ingegnoso all’interno della composizione.
Il riferimento alla Bus Bomb Letter rafforza questa lettura del percorso da seguire nel quadro, poiché in quel contesto l’orologio non è un semplice simbolo, ma parte integrante della logica progettuale dell’autore.
Da qui il tragitto continua fino al punto successivo, dove il fiocco funge da snodo che permette al percorso di avanzare. (vedi: Fiocchi connessi).
In questo modo l’autore costruisce un sistema visivo coerente, in cui ogni dettaglio trova la propria funzione all’interno della composizione.
• Escape Room
In questo modo si delinea il percorso all’interno del quadro. Sogno di Fatascienza è, in realtà, ciò che potremmo definire una “stanza di fuga“, dotata anche di un’uscita che conduce alla soluzione sbagliata:

un’uscita che, non a caso, ha la forma di una croce ,che già, a prima vista si rivela priva di connessioni logiche.
Questo, a mio avviso, è il gioco del fantasioso autore di questo quadro, che, all’epoca, si è espresso artisticamente. Un rompicapo da risolvere, un percorso da seguire, capace di portare gradualmente a galla significati nascosti, che si intrecciano l’uno con l’altro.
• Soluzione
