In questa pagina analizzo il modo in cui l’autore del quadro Sogno di Fatascienza ha nascosto e mimetizzato diversi elementi di interesse all’interno della composizione.
• Il numero romano

Il primo riguarda come l’autore ha camuffato il numero IV all’interno della figura della mummia distesa sulla parete.
(vedi anche: Le escissioni e la lettera)

A un primo sguardo il IV si perde tra le bende, come se fosse parte naturale della trama, ma osservandolo con attenzione emergono indizi che rivelano un’intenzionalità precisa. Accanto alla V “autentica”, l’autore ha inserito altre forme che la imitano, apparentemente simili a delle V, ma volutamente incomplete.

Questi segni non possono essere interpretati come vere V: mancano della definizione, della simmetria e della coerenza grafica che caratterizzano la V reale. La loro funzione è quella di creare rumore visivo, così da mimetizzare l’elemento che conta davvero.
Da notare anche che nella parte concava della V autentica, si nota un dettaglio significativo: l’autore ha riempito quell’area con una tonalità più scura rispetto a tutte le altre “false” V, come si può chiaramente osservare nell’immagine.

Questa lavorazione esclusiva evidenzia un’attenzione particolare attorno a quella V, suggerendo che l’autore abbia studiato con cura la costruzione del numero IV romano.
Dopo aver compreso questo intervento mirato sulla V, diventa evidente che l’autore applica una strategia simile anche alla I: accanto alla vera I compaiono altre linee verticali, ma anch’esse risultano imperfette, irregolari o graficamente incoerenti.

Non sono vere I, bensì segni di disturbo, inseriti per confondere lo sguardo e rendere meno immediata la lettura della combinazione I+V. Nel complesso, questi segni “falsi” sembrano avere un’unica funzione: camuffare l’elemento target, ovvero il numero IV, nascondendolo a prima vista attraverso un gioco di imitazioni imperfette che solo un occhio attento può distinguere.
• Il volto-orologio
Dopo aver esaminato il numero IV, emerge un secondo inganno visivo ideato dall’autore del quadro. Sulla parete della stanza è infatti presente un orologio, ma a un primo sguardo non lo si riconosce come tale: l’autore lo ha camuffato trasformandolo nell’apparenza di un volto.


Il quadrante assume la forma di una testa circolare, completa di occhi, di una bocca e di un naso che coincide con la lancetta dei minuti dell’orologio.
La lancetta delle ore è anch’essa mimetizzata attraverso lo stesso stratagemma delle bende della mummia. Sotto gli occhi, l’autore ha disegnato due segmenti neri che richiamano delle occhiaie, ma solo uno di essi è effettivamente collegato al centro del quadrante, proprio come una vera lancetta delle ore.
L’altro segmento, invece — indicato dalla freccia — risulta chiaramente scollegato dal perno centrale.

Nonostante la forma simile, non fa parte del meccanismo dell’orologio: è un elemento aggiunto per rafforzare l’illusione del volto e mascherare la presenza della lancetta delle ore.
Questo doppio livello di lettura — volto e orologio — mostra ancora una volta la precisione con cui l’autore costruisce i suoi inganni visivi, sfruttando forme volutamente affini create per confondere lo sguardo e nascondere in piena vista gli elementi significativi della composizione.
• Il simbolo VF
La figura del generale presenta un dettaglio dell’uniforme che introduce un ulteriore inganno visivo. La parte inferiore della giacca è sbottonata: il bottone è chiaramente aperto e si distinguono due punti, uno corrispondente al bottone e l’altro al relativo foro.
Questa scelta non è affatto casuale, perché quei due punti costituiscono la base di un simbolo ben preciso (vedi: Il simbolo VF)
I bordi della parte inferiore della giacca, lasciata intenzionalmente sganciata, si combinano con il resto della figura in modo ingegnoso. L’autore ha evidenziato questi bordi attraverso uno stratagemma cromatico: la zona nera che rappresenta il bacino del generale/manto del toro, è stata colorata in modo da fermarsi prima di toccare i margini della giacca, lasciando così scoperte le linee chiare che corrispondono ai tratti del simbolo VF.
Questo spazio non colorato—una scelta deliberata — crea una forma che, insieme ai due punti del bottone aperto, riproduce in modo riconoscibile il simbolo VF.
Una soluzione analoga ricorre anche altrove: la striscia celeste sull’ala del germano reale — ottenuta attraverso quella che appare come una sbavatura della colorazione del cielo — presenta anche una linea bianca che richiama le caratteristiche distintive di questo uccello.


Questo modo di evidenziare la linea bianca è ottenuto attraverso la stessa tecnica del colore che si arresta prima del bordo, qui impiegata per suggerire le linee bianche che nel germano reale affiancano la striscia celeste. (vedi: Il Germano Reale)
Il simbolo, tuttavia, non è rappresentato in modo completamente continuo: la linea che lo definisce è interrotta in alcuni punti— come evidenziato in verde— generando macchie bianche sullo sfondo nero.


Queste macchie non risultano isolate, perché altre macchie bianche sono distribuite sul generale/manto del toro, coerenti con la pigmentazione della parte animale — un toro nero con macchie sul mantello. In questo contesto, il simbolo VF, anch’esso bianco e composto da linee interrotte, si confonde perfettamente con queste macchie: le sue interruzioni generano piccole porzioni bianche che imitano le macchie del manto del toro, rendendo il simbolo visivamente mimetizzato e difficilmente distinguibile.
Questo stratagemma, analogo a quello utilizzato per le bende, permette ancora una volta di mimetizzare l’elemento di interesse, confondendolo nel contesto visivo in cui è inserito e rendendo più difficile riconoscere il simbolo nella sua interezza. Il fatto che l’autore abbia evitato di completare la colorazione proprio in quel punto, lasciando scoperte le linee chiare che delineano i tratti del simbolo VF e inserendo interruzioni che si confondono con le macchie circostanti, oltre che con il bottone della giacca sganciato, suggerisce con forza che l’intento fosse quello di occultare il simbolo VF all’interno della composizione, rendendolo riconoscibile solo a un osservatore attento.
• La figura enigmatica
Nel dipinto compaiono due fiocchi: uno sotto il collo del generale e l’altro sopra la “testa‑orologio”. Sopra ciascuno di essi è presente una figura astratta, enigmatica, che condivide alcuni dettagli strutturali. (vedi: Fiocchi connessi).

La figura posta sopra il fiocco della testa‑orologio, rispetto a quella del generale, presenta un’incongruenza deliberata: un adattamento formale che l’autore introduce per mimetizzare nuovamente l’elemento, come già avvenuto in altre parti dell’opera.

Nella figura associata alla testa‑orologio, infatti, oltre al piccolo elemento alla sua destra, sembra comparire un secondo elemento simmetrico dalla parte opposta.

Tuttavia, questo elemento non è realmente separato dalla figura: come si può osservare è finemente unito ad essa.
La parte concava, scavata nel profilo della forma, lo fa apparire come se fosse staccato, proprio come quello alla sua destra che è realmente isolato —esattamente come nella figura sopra il fiocco del generale, che non presenta alcuna concavità né artificio analogo. Questa concavità, studiata con precisione, induce l’osservatore a percepire una simmetria ingannevole.
Anche questo accorgimento si inserisce coerentemente nella logica dell’autore, volta a mimetizzare l’elemento di interesse.
(vedi: Lake Tahoe)



