«Il mio interesse per questo quadro sequestrato a casa di Pietro Pacciani nasce dal fatto che, guardandolo, ho subito notato le escissioni legate al mostro di Firenze. Non è frutto di fantasia né del bisogno di inseguire spiegazioni a tutti i costi: ciò che emerge è reale e visibile, e proprio per questo merita attenzione».
Christian Olivares racconta di aver realizzato il disegno in bianco e nero nei primi anni Settanta. Come in molti altri lavori di quel periodo, l’artista cileno intendeva rappresentare gli orrori della dittatura di Pinochet in Cile e dare forma alle emozioni e alle reazioni suscitate dalle notizie che gli giungevano in Italia dal suo paese. La colorazione è stata successivamente attribuita a un intervento di Pietro Pacciani.
Se il disegno risalisse davvero ai primi anni Settanta, Olivares avrebbe rappresentato artisticamente fatti che si sarebbero verificati solo molto tempo dopo, quelli legati alle escissioni del mostro di Firenze.
Per chiarire meglio questo concetto del quadro ho messo in evidenza ciò che è riconducibile alle dinamiche che hanno caratterizzato il mostro di Firenze: le escissioni.

La spada del generale è connessa sia al pube che al seno della mummia. La sua estensione mantiene l’idea di un’unica continuità visiva, conservando le stesse caratteristiche dall’inizio alla fine, come il colore e i piccoli dettagli al suo interno. (vedi: Il getto d’acqua)
• Il numero IV, collegato alla spada,che corrisponde alle quattro asportazioni del pube, è integrato tra le bende della mummia. È scritto in numeri romani, proprio per mimetizzarsi nel contesto, ma è marcato più scuro, in modo inequivocabile. Non è un caso, è un’intenzione. (vedi: Inganno visivo)
• Le due asportazioni del seno sono rappresentate da una mano che fa le corna (due dita), anch’essa collegata alla spada brandita dal generale. Anche qui, il simbolismo è diretto, coerente e visibile.
• Dal gesto delle corna (riferito al seno) parte un percorso simbolico in cui la stella indica la lettera e il suo invio, conducendo a un personaggio preciso. A chi potrebbe riferirsi, se non a Silvia Della Monica, destinataria della lettera contenente il lembo di seno?
Tutto è connesso, tutto è intenzionale. Questo non è un quadro qualsiasi, perché chi lo ha realizzato sapeva esattamente cosa stava facendo.
• Un’opera fuori dal suo tempo
Si tratta di uno schema e di una rappresentazione numerica che collocano nel tempo questo accadimento, perpetrato fino al settembre 1985, l’anno in cui si è conclusa l’attività del mostro.
Ritengo poco probabile, se non impossibile, che questa parte del quadro sia stata fatta nei primi anni Settanta. È proprio questa sezione, infatti, a costituire il fulcro dell’intera composizione: l’elemento attorno al quale ruota tutto il significato dell’opera. Resta difficile credere a una casualità così fedele di ciò che sarebbe accaduto molti anni dopo. Eppure, la paternità dell’opera è stata attribuita al pittore cileno senza alcuna prova concreta, solo per assonanze stilistiche. Una versione dei fatti che, incredibilmente, ancora oggi molti accettano come fosse una verità indiscutibile.