In questo dipinto di Olivares compare un personaggio che richiama la Statua della Libertà. Come si può osservare, è ripreso da una cinepresa: o meglio, solo una parte di lui rientra nell’inquadratura, ed è quella che gli spettatori vedono. (vedi anche: Disegno e Colore)
Ciò che invece non appare nel filmato è tutto ciò che rimane fuori campo. In realtà, questo personaggio sta sparando contro la cinepresa — e simbolicamente contro gli spettatori stessi, interpretabili come il popolo — azionando il cannone tramite una corda che tiene nascosta dietro la schiena. È la stessa figura a manovrare il generale come fosse una marionetta, facendogli accendere il cannone con un cerino.

Attraverso questa messa in scena, l’opera evidenzia la distanza tra ciò che l’immagine mostra e ciò che nasconde. La figura che richiama la Statua della Libertà appare innocua nell’inquadratura, ma fuori campo rivela un gesto aggressivo e manipolatorio. Il generale, ridotto a burattino, rappresenta un potere che non agisce autonomamente, ma è controllato da questa stessa figura. L’autore denuncia così la manipolazione dello sguardo e la costruzione di narrazioni visive che ingannano la collettività.

