JuriDecode – Sogno di Fatascienza

La lettera del 1985

Il Mostro spedì la lettera subito dopo il duplice omicidio di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, nel primo weekend di settembre del 1985. La busta era indirizzata al sostituto procuratore di Firenze, Silvia Della Monica, che aveva partecipato alle indagini sul Mostro di Firenze. La busta venne aperta martedì 10 settembre. All’interno si trovava un lembo sottocutaneo del seno dell’ultima donna uccisa.

Lettera del Mostro di Firenze alla magistrata Silvia Della Monica Le parti colorate sono ricostruzioni grafiche basate sui rilievi tecnici.

Consideriamo come punto di partenza il fatto che la missiva recapitata alla dottoressa Silvia della Monica nel 1985 sia autentica e riconducibile al Mostro di Firenze, dato che il frammento di seno contenuto nella busta è stato attribuito con certezza alla vittima femminile dell’omicidio di Scopeti. Questo rende la lettera un oggetto di grande interesse, tanto per ciò che contiene quanto per il modo in cui è stata realizzata.

Inizialmente, le prime letture della lettera si concentravano sugli aspetti facilmente visibili. Sul piano linguistico emergeva un’irregolarità significativa: la mancanza della B nella parola “REPUBBLICA”. All’epoca si ritenne fin da subito che l’omissione della B indicasse un basso livello di istruzione, suggerendo che l’autore non avesse piena padronanza della lingua scritta.

Negli ultimi anni però è stata considerata la possibilità che la lettera indirizzata a Silvia della Monica presenti, oltre al contenuto esplicito, anche una sorta di messaggio nascosto, quasi una firma indiretta.

Gente n°51 (21 dicembre 1984) – La rivista utilizzata

Rivista gente numero 51 del 1984

La scoperta della rivista da parte di Valeria Vecchione ha costituito il punto di partenza per una sua specifica linea di indagine, poiché fu proprio da quelle pagine che l’autore effettuò i ritagli utilizzati per comporre l’indirizzo: secondo questa lettura, diventano rilevanti sia le singole lettere ritagliate sia le pagine da cui provengono, ciò che compare sul fronte, i temi presenti sul retro e persino le tonalità cromatiche, elementi che, nel contesto interpretativo proposto dalla ricercatrice, potrebbero essere stati selezionati seguendo un criterio intenzionale per trasmettere un messaggio criptato agli inquirenti.

Su questo punto, però, le opinioni restano divise: c’è chi considera queste osservazioni prive di reale consistenza e chi, al contrario, vi intravede elementi potenzialmente rivelatori.

Composizione della lettera

• Uno degli aspetti che più ha attirato l’attenzione riguarda la scelta, tutt’altro che necessaria, di costruire l’indirizzo utilizzando ritagli di giornale. L’autore avrebbe potuto evitare la propria grafia con metodi molto più rapidi e meno riconoscibili, come una macchina da scrivere per esempio.

Fotogramma tratto dal film Tenebre (1982) di Dario Argento

• Il procedimento adottato dal Mostro richiedeva anche la cautela di maneggiare i ritagli senza lasciare impronte o altre tracce biologiche. L’uso della colla, infatti, aumentava il rischio di contaminazione, poiché la superficie adesiva poteva trattenere residui riconducibili all’autore, il quale, tuttavia, non lasciò alcun tipo di materiale biologico rilevabile, segno di un’attenzione operativa particolarmente elevata.

“Successivi studi peritali chimico‑merceologici eseguiti dal dott. Giorgio Trinca, tecnico della Polizia Scientifica di Roma, hanno permesso di individuare l’impiego di due diversi tipi di colla. Nonostante la busta presentasse già un proprio strato adesivo sui lembi, per la chiusura è stata utilizzata una colla con composizione chimica analoga a quella del tubetto “UHU extra”.

All’interno si trovava un cartoncino ripiegato, sigillato lungo i margini con la stessa colla extra‑forte, al cui interno era stato inserito un frammento di sacchettino di plastica trasparente che conteneva un lembo sottocutaneo di circa 2 cm² del seno dell’ultima vittima.

Per l’applicazione del francobollo e delle lettere del settimanale era stata utilizzata colla a base di destrina“.

• Anche la sequenza con cui le lettere sono state ritagliate appare irregolare e poco compatibile con il modo in cui una persona comune affronterebbe un compito simile, soprattutto perché i prelievi non sono concentrati in un’unica area della rivista ma distribuiti in modo sparso su molte pagine, un comportamento anomalo rispetto a una ricerca rapida e funzionale delle lettere necessarie.

Schema riassuntivo di numeri di pagina e parole da cui sono tratti i ritagli presenti sulla lettera alla Della Monica, redatto da Valeria Vecchione.

Un dettaglio particolarmente curioso riguarda il puntino e il trattino: invece di utilizzare i segni di interpunzione già presenti nella rivista,l’autore li ha ricavati manualmente, scegliendo pagine in cui era presente il rosso‑bruno. Si tratta di due ritagli estremamente piccoli, una scelta tanto laboriosa quanto insolita, soprattutto considerando che avrebbe potuto ottenere gli stessi segni in modo molto più semplice. Un accorgimento che rende ancora più enigmatico il motivo per cui abbia deciso di costruirli proprio in quel modo.

Il fatto che l’autore abbia adottato un procedimento tanto laborioso apre alla possibilità che dietro quei ritagli si nasconda un messaggio intenzionale, costruito attraverso la selezione delle singole lettere. Questa impostazione ha alimentato l’idea che la lettera possa contenere un rompicapo, un gioco mentale che suggerisce un profilo incline alla sfida e alla provocazione nei confronti degli investigatori.


Il lavoro più approfondito e sistematico sulla composizione della lettera inviata alla dottoressa Silvia Della Monica è senza dubbio quello di Valeria Vecchione, che ha ricostruito l’origine di ogni singolo ritaglio individuando la rivista utilizzata dal Mostro di Firenze e verificando, pagina per pagina, da quali parole provenissero le singole lettere e quali testi comparissero sul loro retro.

Il punto di avvio della sua indagine è stato il ritaglio “DELLA”, l’unico composto da cinque lettere contigue e quindi abbastanza grande da consentire l’identificazione del testo presente sul retro, dove compariva la sequenza “OLTE SE”.

«Ricostruzione dei ritagli realizzata da Valeria Vecchione, corrispondente agli stessi presenti nelle immagini originali.»

Pur avendo a disposizione anche il retro degli altri ritagli, questi ultimi erano troppo piccoli per consentire una lettura utile. A differenza degli altri frammenti, quel retro “OLTE SE”, riportava una scritta sufficientemente leggibile da orientare la ricercatrice verso la rivista corretta.

Secondo quanto da lei riferito, si è trattato comunque di un lavoro impegnativo, che ha richiesto la verifica di centinaia di pubblicazioni, ma proprio quel ritaglio si è rivelato la chiave decisiva che ha permesso di aprire l’intero percorso di ricostruzione e risalire alla fonte originale, quasi come se l’autore lo avesse lasciato deliberatamente come indizio decifrabile.

Inoltre, la colla a base di destrina utilizzata per fissare i ritagli, grazie alla sua composizione,ha preservato in modo netto l’inchiostro sul retro delle lettere, consentendo di determinare con precisione da quali punti delle pagine fossero stati prelevati i singoli caratteri impiegati per comporre l’indirizzo.

Analisi interpretativa di Valeria Vecchione

La sua analisi prende in esame tutte e quattro le righe che compongono l’indirizzo, evidenziando come alcuni ritagli rimandino a temi — acqua, paradiso, orologio — che risultano ricorrenti nella corrispondenza del killer di San Francisco, il famigerato Zodiac.

Si tratta di osservazioni interessanti, che hanno alimentato il dibattito sulla possibilità che l’autore della lettera del 1985 abbia voluto inserire riferimenti simbolici o allusivi.

Pur stimando il lavoro di Valeria, e pur riconoscendo che le sue intuizioni meritano attenzione, ho scelto di non soffermarmi sulle prime tre righe della composizione. Non perché le ritenga prive di valore, ma perché — a mio avviso — non offrono elementi sufficientemente solidi per sostenere con forza l’idea di un codice nascosto o di una firma criptata. È anche possibile che lo stesso autore non abbia voluto concentrare in quelle righe riferimenti particolarmente riconoscibili.

La quarta riga

Diverso è il discorso per la quarta riga, quella più in basso, che la stessa Valeria considera il punto nevralgico della composizione. È qui che, secondo la sua ricostruzione, si concentra il vero messaggio dell’autore: una possibile firma criptica, costruita attraverso la scelta mirata dei ritagli. Anche su questo punto concordo pienamente.

Come osservato nella sua analisi, questa riga, rispetto alle tre superiori, si distingue immediatamente per la sua composizione irregolare. Le singole lettere appaiono incollate con minore precisione e non perfettamente allineate, dando luogo a un andamento meno uniforme e più discontinuo. Un dettaglio che, già a colpo d’occhio, la separa visivamente dal resto della composizione.

L’immagine comparativa mostra con chiarezza quanto la quarta riga dell’indirizzo si discosti dal criterio adottato per le tre precedenti. Nella versione originale, quella riga appare costruita con caratteri eterogenei, privi della coerenza grafica che invece contraddistingue le altre tre righe, tutte composte con elementi provenienti dalla stessa fonte tipografica e selezionati con una certa precisione.

La ricostruzione che ho realizzato, sostituendo integralmente la quarta riga con gli stessi caratteri utilizzati dall’autore per le altre tre, evidenzia un punto decisivo: se avesse mantenuto la stessa logica compositiva, il risultato sarebbe stato perfettamente uniforme e coerente con il resto dell’indirizzo. La difformità della riga originale, quindi, non può essere interpretata come un semplice incidente o come una scelta dettata dalla mancanza di materiale compatibile.

Il fatto che l’autore abbia deliberatamente impiegato ritagli graficamente incongrui proprio in quella riga suggerisce che vi abbia concentrato un’attenzione particolare, come se avesse voluto far emergere un elemento nascosto, un accento visivo o concettuale che non compare nelle altre tre linee. La composizione “sconclusionata” della quarta riga non è un errore: è la conseguenza di un motivo preciso, di un’idea che l’autore ha voluto inserire proprio lì, rendendo quella sezione della lettera un punto di interesse autonomo rispetto al resto.


CA di REPUBLICA (pag.42)

Un aspetto messo in luce dalla Vecchione riguarda la scelta delle prime due lettere, “CA”, che presentano un carattere tipografico completamente diverso rispetto a tutte le altre. Nelle tre righe precedenti l’autore utilizza sempre lo stesso font, mentre qui introduce un cambio netto, impossibile da ignorare.

Secondo l’interpretazione proposta da Valeria Vecchione, l’enfasi posta su “CA” non sarebbe affatto casuale. L’autore, introducendo un carattere tipografico completamente diverso proprio in corrispondenza di queste due lettere, sembra volerle isolare dal resto della riga, come se dovessero essere percepite immediatamente e senza ambiguità. Un gesto che, nella logica della ricercatrice, assume un significato preciso: “CA” come abbreviazione di California.

A sostegno di questa lettura, la Vecchione richiama un dettaglio concreto: nelle lettere inviate da Zodiac alla fine degli anni ’60, il timbro postale riportava chiaramente la sigla“CA”, indicante appunto lo Stato della California. Un elemento che l’autore della lettera del 1985 avrebbe utilizzato come riferimento.

Qui sotto sono riportate alcune immagini dei timbri con “CA”:

È proprio in California che operò Zodiac, ed è da lì che provenivano le sue lettere, i suoi simboli e la sua intera costruzione identitaria. Inserire “CA” all’inizio della riga significherebbe dunque evocare il contesto geografico del killer americano, richiamandone l’origine senza nominarlo esplicitamente. Un riferimento sintetico, ma estremamente mirato, che si inserisce perfettamente nella logica di una firma criptica costruita attraverso i ritagli. Nella lettura della Vecchione, questo dettaglio non è un semplice indizio, ma il primo tassello di un percorso intenzionale: l’autore della lettera del 1985 avrebbe voluto suggerire un collegamento diretto con Zodiac, iniziando proprio da quelle due lettere, volutamente evidenziate attraverso il cambio di font.

Fronte e retro della pagina da cui sono stati ritagliati i due caratteri “C” e “A”, ricavati da “FINISCE” e “MAI”.

Pag. 42/41

Il retro delle due lettere “C” e “A”sarà trattato più avanti.


• Il numero 50 giallo (pag.78)

Nella composizione del CAP compaiono il “5” e lo “0”, entrambi ritagliati da porzioni della rivista con fondo giallo, motivo per cui risultano incasellati in quel colore. È un elemento che segnalo per completezza, pur scegliendo di non approfondirlo qui, così come non entro nel merito della data del 20 dicembre, che ricade nella settimana in cui la rivista era in edicola.

Anno XXVIII N.51 * Sett. di politica attualità e cultura * 21 dicembre 1984
21 dicembre 1984 * N. 51 * anno XXVIII
Settimana dal 14 al 20 dicembre

Sono aspetti che, in altri contesti, sono stati messi in relazione con ipotesi più specifiche; in questa sede mi limito a menzionarli senza svilupparli ulteriormente.

Fronte e retro della pagina da cui sono stati ritagliati “5” e “0”, ricavati da “CX 0.35”.

Pag. 78/77

La lettera I (pag.47)

Secondo la lettura proposta da Valeria Vecchione, anche l’impiego della lettera “I” al posto del numero “1” nel CAP merita attenzione. Si tratta di una scelta anomala, soprattutto considerando che nella rivista erano disponibili numeri “1” perfettamente utilizzabili.

L’adozione della “I” come cifra è stata interpretata dalla Vecchione come un possibile indizio della provenienza dello scrivente. La studiosa ha infatti ipotizzato che l’autore seguisse la convenzione grafica anglosassone, dove il numero “1” viene comunemente scritto come una “I”. In quest’ottica, il fatto che abbia ritagliato una lettera anziché utilizzare il numero disponibile risulta coerente con questa abitudine grafica. Sono considerazioni che contribuiscono a delineare un comportamento grafico non casuale.

Fronte e retro della pagina da cui è stata ricavata la lettera “I” della parola “LIBERTY”.

Pag. 47/48

Il ritaglio con i due “00” (pag. 89)

Per quanto riguarda il ritaglio che comprende i due zeri affiancati del CAP, né la pagina da cui proviene né il materiale immediatamente circostante — incluso il retro — offrono elementi rilevanti o indizi che attribuiscano un ruolo particolare a questa porzione dell’indirizzo. Anche dagli studi dedicati non sono emerse indicazioni significative legate a questi due elementi, riuniti in un unico ritaglio.

È un punto sul quale tornerò più avanti, perché ritengo invece che la scelta di inserire proprio quella sequenza in un singolo frammento non sia casuale e che possa aprire a una lettura più articolata di quanto finora emerso.

Fronte e retro della pagina da cui sono stati ritagliati i due “00”, ricavati dal numero “2000”.

Pag. 89/90

La parola Firenze

La parola “FIRENZE”, collocata subito dopo il CAP, è composta da sette ritagli distinti. Di questi, quattro — F, I, R, N (pag. 120)— provengono dalla parola TRIONFATO, come rilevato negli studi della Vecchione.

La scelta di ricavare proprio queste quattro lettere da un termine così carico di significato non sembra affatto casuale: TRIONFATO richiama l’idea di una vittoria, un sottotesto perfettamente coerente con l’atteggiamento dell’autore.

Attraverso questa selezione mirata, l’intento è inequivocabile: il Mostro vuole dichiarare di aver avuto la meglio, di essere sfuggito a ogni tentativo di cattura. In questo modo, conclude simbolicamente il messaggio con l’idea di aver “vinto”, trasformando la chiusura dell’indirizzo in un’affermazione implicita di superiorità.

Fronte e retro della pagina da cui sono stati ritagliati i caratteri “F”, “I”, “R” “N”, ricavati dalla parola “TRIONFATO”.

Pag. 120/119

Nella pagina retrostante, Valeria segnala inoltre una frase pubblicitaria particolarmente suggestiva — “quei due Tedeschi così appetitosi” — che richiama in modo inquietante il duplice omicidio dell’83.

Pag. 119

Questa frase si trova effettivamente sul retro della stessa pagina in cui compare la parola TRIONFATO, non nelle immediate vicinanze del termine ma più in basso; la ricercatrice la indica come possibile riferimento, un dettaglio che potrebbe aver attirato l’attenzione dell’autore durante la selezione dei ritagli.


La lettera E (pag.42)

Un ulteriore elemento rilevante riguarda l’aspetto grafico della lettera E all’interno della parola “FIRENZE”. Questa E, collocata nella parte centrale della parola, presenta infatti un carattere tipografico nettamente diverso rispetto alle altre lettere: un contrasto evidente, quasi stonato, che risalta immediatamente a un occhio attento.

Una disomogeneità così marcata non sembra frutto del caso, né di una semplice disponibilità limitata di ritagli. Al contrario, appare come la conseguenza di una scelta precisa. L’autore, infatti, aveva bisogno proprio di quella lettera E, e non di un’altra graficamente più coerente, perché il suo retro nascondeva un riferimento significativo che l’autore voleva occultare nella struttura stessa dell’indirizzo.

In questa prospettiva, la E è un vettore simbolico scelto con cura, un punto di accesso a un livello ulteriore di lettura.

La difformità del font diventa così un effetto collaterale inevitabile, quasi il prezzo da pagare per poter inserire nella composizione un riferimento nascosto, accessibile solo a chi fosse in grado di ricostruire la provenienza del ritaglio.

Fronte e retro della pagina da cui è stata ricavata la lettera “E” della parola “SCOPRIRE”.

Pag. 42/41

Secondo quanto ricostruito da Valeria Vecchione, la lettera E proviene dalla parola “SCOPRIRE”, ritagliata da una pagina che sul retro presenta il trafiletto Paradiso di artisti (Pag. 41).

Nella sua analisi, il retro del ritaglio assume un ruolo centrale: l’area di prelievo della E si colloca infatti in prossimità del riferimento al “paradiso”, un elemento che richiama i temi ricorrenti nelle comunicazioni di Zodiac.

Retro del ritaglio (pag. 41)
Retro del ritaglio “E”: la porzione di pagina che, grazie alla sua leggibilità, ha permesso alla ricercatrice di individuare l’area esatta di prelievo.

Nelle lettere del killer di San Francisco ricorre con particolare insistenza il riferimento al paradiso, uno dei nuclei simbolici più caratteristici delle sue comunicazioni.

Zodiac insisteva su questo tema in modo esplicito e ossessivo, rendendolo immediatamente riconoscibile nelle sue comunicazioni — come nella formula “Paradice” associata alla rinascita. vedi: (La rinascita ”Paradice”)

Riprodurre quel registro sarebbe stato troppo scoperto. E allora, quale miglior modo di “scriverlo” senza nominarlo? La scelta di ritagliare la E proprio in un punto della pagina in cui, sul retro, compare la parola “paradiso” all’interno del relativo trafiletto sembra configurarsi come uno stratagemma deliberato: la lettera viene prelevata in stretta prossimità di quel termine, quasi a sfruttarne la presenza per far affiorare il tema in forma nascosta, integrandolo nella composizione dell’indirizzo senza renderlo immediatamente visibile.

In quest’ottica, l’autore non si limita a evocare l’immaginario di Zodiac: lo occulta nella struttura stessa dei ritagli, lasciando che sia il lettore a cogliere ciò che non poteva essere dichiarato apertamente.

CA di REPUBLICA (pag.42)

Anche le lettere “CA”, come la E di “FIRENZE”, provengono dalla stessa pagina.

Retro dei ritagli (pag.41)
Retro dei ritagli “A” e “C”: le porzioni di pagina che, grazie alla loro leggibilità, hanno permesso alla ricercatrice di individuare l’area esatta di prelievo.

È esattamente in questo contesto che si colloca l’area di prelievo di “CA”, in prossimità della parola acque.

Anche “CA”, come la E, diventa così un punto di accesso a quel livello tematico nascosto che attraversa la composizione, richiamando i motivi dell’acqua ricorrenti nelle comunicazioni di Zodiac.

vedi: (Il getto d’acqua)

Aree evidenziate dei ritagli: rispettivamente A, C ed E (pag.41)

Non si tratta di una scelta casuale: questa pagina sembra aver attirato l’interesse dell’autore, poiché vi compaiono proprio le parole “acqua” e “paradiso”. I ritagli utilizzati per comporre l’indirizzo risultano infatti prelevati proprio nelle aree adiacenti a questi due termini, come evidenziato nell’immagine soprastante, suggerendo un’attenzione mirata verso tali nuclei simbolici.

La lettera Z (Pag. 37 )

La lettera “Z” di “FIRENZE” proviene dalla parola “INFANZIA“, un termine che non offre alcun appiglio interpretativo. L’interesse si sposta quindi sul retro della pagina da cui è stato prelevato il ritaglio: una pubblicità di un orologio. Secondo gli studi di Valeria Vecchione, sarebbe proprio questa inserzione ad aver guidato la scelta della “Z”, poiché la pubblicità è dedicata all’orologio Zenith.

Fronte e retro della pagina da cui è stata ricavata la lettera “Z” della parola “INFANZIA”.

Pag. 37/38

Il nome “Zodiac” scelto dal killer non è casuale: riprende direttamente quello dell’omonimo marchio di orologi svizzero, molto diffuso negli Stati Uniti negli anni Sessanta. Oltre al nome, il killer si appropriò anche del logo del brand — una croce cerchiata — trasformandolo nella propria firma grafica. Un connubio inequivocabile che lega il soprannome del killer all’immaginario visivo della marca.

In questa prospettiva, l’allusione a Zodiac risiederebbe proprio nella scelta di ritagliare una “Z” — la lettera iniziale di Zodiac — da una pagina il cui retro presenta la pubblicità di un orologio che, per nome e impostazione grafica, richiama quasi un orologio Zodiac.

Pag. 38/39 Area di prelievo (retro), evidenziata in rosso: punto della pagina corrispondente al ritaglio della Z.
Retro del ritaglio “Z”: la porzione di pagina che, grazie alla sua leggibilità, ha permesso alla ricercatrice di individuare l’area esatta di prelievo.

La “Z” diventa così un ulteriore tassello di quel sistema di rimandi nascosti che attraversa la composizione, un dettaglio che il lettore è invitato a cogliere per ricostruire la coerenza interna delle scelte operate.

Il ritaglio di maggior rilievo, “DELLA”, risulta anch’esso prelevato dalla stessa pagina da dove ha prelevato la “Z“, pagina verso cui l’autore mostrava particolare interesse.

Pag. 38/39
Retro del ritaglio “DELLA”: la porzione di pagina che, grazie alla sua leggibilità, ha permesso alla ricercatrice di individuare la rivista e l’area esatta di prelievo.

La lettera E finale (Pag. 36 )

Retro del ritaglio “E”: la porzione di pagina che, grazie alla sua leggibilità, ha permesso alla ricercatrice di individuare l’area esatta di prelievo.

La provenienza di questa “E” è particolarmente significativa: il ritaglio deriva dalla parola ACQUE, e questo introduce nuovamente il riferimento all’elemento acqua, già presente in altri punti della composizione e riconducibile ai temi ricorrenti nelle comunicazioni di Zodiac. Un richiamo discreto ma coerente, che contribuisce a mantenere sullo sfondo un motivo costante e a rafforzare l’impostazione complessiva del lavoro.

La lettera finale della parola “FIRENZE” riveste un ruolo particolare all’interno della composizione. Secondo gli studi di Valeria Vecchione, questa lettera rappresenterebbe la vera e propria firma dell’autore, esattamente come si conclude una lettera tradizionale: con il gesto conclusivo che identifica chi scrive.

La E non è quindi una semplice lettera necessaria a completare il nome della città, bensì un elemento intenzionale, collocato in chiusura per assumere il valore di sigillo.

Fronte e retro della pagina da cui è stata ricavata la lettera “E” della parola “ACQUE”.

Pag. 36/35

• La quarta riga: la mia analisi

Con quanto esposto finora ho ripercorso la lettura proposta da Valeria Vecchione sulla quarta riga. Da questo punto in avanti, invece, presenterò le mie impressioni personali su questa stessa sezione dell’indirizzo. Si tratta di una lettura autonoma, ma che finisce per convergere con le conclusioni della Vecchione, poiché gli elementi che emergono portano nella stessa direzione interpretativa.

Ed è per questo che, nel prosieguo dell’analisi, mi concentrerò proprio su questa riga, illustrando nel dettaglio gli elementi che, a mio giudizio, rendono plausibile l’ipotesi di un riferimento intenzionale al nome Zodiac.

Osservando lo schema ricostruito da Valeria Vecchione — quello che affianca a ogni ritaglio la parola da cui proviene — si nota subito un elemento difficilmente trascurabile: l’autore non ha scelto le lettere in modo neutro. Alcuni ritagli (non tutti) provengono infatti da parole che, nella loro forma originaria,presentano contenuti coerenti con il registro della lettera.

Il caso più evidente è quello della parola FIRENZE: quattro lettere su sette provengono da TRIONFATO, una scelta che sembra voler chiudere la composizione con un messaggio di sfida, perfettamente coerente con l’atteggiamento dell’autore. È difficile considerarlo un semplice caso.

Ma lo schema mostra anche altro. Alcuni ritagli provengono da termini che rimandano a idee di morte, violenza e sopraffazione, perfettamente coerenti con il registro della lettera.

Che l’autore abbia inserito messaggi di trionfo non dovrebbe stupire: sappiamo chi è, e un simile registro è perfettamente in linea con il Mostro. L’importante, invece, è riconoscere che gli indizi presenti nei ritagli della parola “FIRENZE” suggeriscono una scelta costruita con attenzione e, una volta compreso questo, diventa inevitabile chiedersi se non possano essercene altri.

Alla luce di questi elementi, appare poco plausibile considerare la selezione di quei ritagli come un gesto puramente casuale. L’origine delle lettere lascia intravedere un livello ulteriore di comunicazione: non dichiarato, non esplicito, ma inscritto nella materia stessa dei ritagli. È un messaggio costruito, non scritto.

Se ha già introdotto un livello di comunicazione nascosto, perché escludere che ne abbia creati più di uno?

A questo punto è necessario distinguere tra ciò che emerge direttamente dai ritagli e ciò che, invece, richiede un diverso tipo di analisi.

Il significato immediato — come l’allusione all’idea di aver prevalso nella parola TRIONFATO, perfettamente coerente con il registro della lettera — è un evidenza che si coglie senza bisogno di un apparato interpretativo complesso. È un dato che si impone da solo, perché deriva dalla semplice osservazione della parola di provenienza.

Diverso è il caso delle letture più ampie, quelle che non si limitano al significato delle parole da cui sono state ritagliate le lettere, ma cercano di comprendere se l’autore abbia costruito un livello ulteriore di comunicazione.

Cosa bisogna guardare nei ritagli? Il fronte, il retro o altro?

La lettera presenta un problema che nessun altro materiale pone: ogni ritaglio porta con sé tre livelli contemporanei — la parola da cui è stato prelevato, il retro e il suo font — e non esiste un criterio già stabilito per capire quale di questi l’autore abbia considerato prioritario. È un lavoro unico, che costringe a chiedersi quale livello sia stato davvero scelto per costruire il messaggio.

Il caso delle due lettere “CA” lo mostra con una chiarezza immediata.

• Questi due ritagli sembrano essere stati messi volutamente in risalto con un carattere tipografico completamente diverso dal resto: in evidenza, quasi estraneo alla composizione.

• Nella pagina retrostante, sia la C sia la A provengono da aree poste in prossimità della parola acque. Il retro proviene infatti da una zona in cui compare questo riferimento.

Retro dei ritagli A C (pag.41)
Fronte dei ritagli (pag. 42)

• E c’è un terzo elemento: le due lettere provengono da parole specifiche — FINISCE e MAI — e (nel quadro di questa analisi) in altri punti della lettera l’autore ha mostrato di considerare anche questo livello, come nel caso delle quattro lettere F, I, R e N ricavate da TRIONFATO, aprendo così la possibilità che anche per “CA” la scelta sia stata guidata dal significato delle parole di origine, (FINISCE MAI).

Da qui nasce la domanda decisiva: che cosa voleva davvero ottenere l’autore?

• Cercava un elemento visivamente difforme, capace di emergere rispetto agli altri ritagli?

• Oppure cercava proprio quel retro, con quei riferimenti?

• O ancora: ha scelto quelle due lettere perché provenivano da parole che riteneva significative?

— Se l’obiettivo era mettere in evidenza il “CA” con quel font, allora il retro e le parole da cui provenivano diventano un effetto collaterale obbligato.

— Se invece l’obiettivo era inserire un riferimento nascosto sul retro, allora la difformità del carattere e le parole da cui provenivano sono una conseguenza di tale scelta.

— Se infine l’obiettivo era richiamare il significato delle parole FINISCE e MAI, allora sia il font sia il retro diventano elementi subordinati.

In tutti i casi, la scelta di quei due ritagli porta con sé tre livelli di significato: la parola di origine, il retro e il font.

Tuttavia, non si può escludere che alcuni elementi si siano allineati anche per semplice coincidenza, producendo per l’autore una combinazione particolarmente favorevole: un risultato doppio ottenuto in un solo gesto, con il font in evidenza e, allo stesso tempo, un retro contenente un riferimento significativo. Anche questa eventualità rientra tra le variabili da considerare.

• Il nodo interpretativo

A questo punto, il problema interpretativo diventa evidente: in assenza di un criterio univoco per stabilire quale elemento sia stato privilegiato, un ragionamento puramente deduttivo non porta a una soluzione stabile.

In casi come questo, l’unico approccio realmente praticabile è quello induttivo: partire da una possibile risposta e ricostruire a ritroso il percorso che potrebbe aver seguito l’autore, verificando se gli elementi disponibili si allineano in modo coerente. È un metodo non adeguato, ma è l’unico che consente di valutare se il risultato finale possa essere stato ottenuto attraverso una combinazione intenzionale, fortuita o mista.

Chi contesta questo tipo di lettura sostiene che prendere come punto di partenza i riferimenti ricorrenti di Zodiac e usarli come chiave interpretativa rischi di orientare la lettura invece di lasciarla emergere dal reperto. È un’obiezione corretta, perché un approccio costruito a partire da un’idea predefinita può trasformarsi facilmente in una ricerca di conferme, più che in un’analisi. Il rischio è quello di vedere nel materiale ciò che si sta già cercando, invece di lasciare che siano i dati a guidare il percorso.

Il metodo induttivo

Il metodo induttivo è un tipo di ragionamento che procede dall’osservazione dei dati disponibili verso una conclusione generale. Si osservano i singoli elementi, si individuano ricorrenze o anomalie e, sulla base di queste, si formula un’ipotesi complessiva. Una conclusione induttiva è sempre una congettura: un’ipotesi probabile, mai una verità certa né l’unica possibile. Proprio perché si basa su indizi e non su regole assolute, il ragionamento induttivo è esposto a un rischio tipico: le correlazioni illusorie. È la tendenza a credere che due elementi siano collegati solo perché compaiono insieme, anche quando la loro presenza simultanea è puramente casuale. In questi casi, le presunte regolarità individuate non derivano dai dati, ma da conoscenze pregresse, aspettative, credenze o pregiudizi che orientano inconsapevolmente l’interpretazione. L’induzione, quindi, non garantisce certezze: permette però di costruire l’ipotesi più plausibile quando i dati non offrono una soluzione univoca.

Anche se il ragionamento induttivo non garantisce certezze, può accadere che, costruendo un percorso a ritroso, il numero di indizi che convergono nella stessa direzione diventi troppo elevato per essere ignorato.

In questi casi vale comunque la pena esplorare le letture che emergono, soprattutto quando gli indizi mostrano una convergenza difficilmente attribuibile al caso: è esattamente ciò che è accaduto in questa circostanza.

• La svolta inattesa

Dopo la scoperta della rivista da parte della ricercatrice Valeria Vecchione, l’analisi dei ritagli non aveva portato a risultati concreti o convincenti. Per mesi, lo studio sistematico delle singole lettere non sembrava rivelare alcun messaggio nascosto né alcuna logica interna affidabile.

Poi, a distanza di circa un anno, avviene un fatto decisivo: Valeria viene contattata da Daniele Trinchieri, uno dei massimi esperti del caso Zodiac. Daniele le chiede se sia possibile risalire alla provenienza dei ritagli per verificare l’eventuale presenza di riferimenti intenzionali al killer americano.

In un primo momento —come la stessa Valeria ha raccontato più volte — l’ipotesi le appare poco credibile: l’idea che un assassino toscano potesse alludere a un noto serial killer che aveva operato dall’altra parte del mondo sembrava priva di fondamento. Tuttavia, quando decide di verificare la proposta, accade qualcosa di inatteso: i ritagli risultano effettivamente provenire dai riferimenti indicati da Daniele.

A quel punto si innesca un meccanismo nuovo, come un ingranaggio che finalmente si muove. La ricercatrice si rende conto che Daniele, pur non conoscendo minimamente la provenienza dei ritagli, aveva individuato la direzione giusta: un risultato che il lavoro meticoloso svolto da Valeria ha poi confermato, mostrando come quelle allusioni al killer Zodiac fossero davvero presenti nel messaggio costruito a colpi di forbice.

La parola FIRENZE

Chiariti questi aspetti, posso ora introdurre l’immagine che ho realizzato per visualizzare la composizione della parola “Firenze”.

Nella parte centrale compare la scritta così come appare sulla busta. Sopra di essa ho collocato, per ciascuna lettera, il lato del ritaglio che risulta significativo nell’ottica del metodo induttivo.

Sotto la scritta, invece, ho riportato l’altro lato degli stessi ritagli, quello che — seguendo la medesima logica — non contribuisce alla direzione interpretativa individuata.

Osservando l’immagine, emerge con chiarezza come l’approccio induttivo consenta di verificare la coerenza interna della composizione. Se, per ciascun ritaglio, si prende come riferimento il lato collocato nella parte superiore dell’immagine, l’insieme tende ad allinearsi verso una direzione precisa. I ritagli che ho posizionato sopra la parola “FIRENZE”, relativi alle lettere corrispondenti, mostrano infatti una serie di richiami ai temi ricorrenti nella corrispondenza di Zodiac: Acqua, Paradiso, Orologio, insieme alle quattro lettere prelevate dalla parola TRIONFATO.

Questa disposizione non sembra casuale: pur trattandosi di un metodo che parte dal risultato finale, la selezione sistematica di un lato dei ritagli produce un quadro sorprendentemente coerente. I nuclei tematici legati a Zodiac emergono in modo riconoscibile e distribuito, mentre gli elementi privi di significato restano confinati sull’altro lato, quello collocato sotto la scritta “FIRENZE”. L’immagine permette quindi di visualizzare con immediatezza come, anche attraverso un approccio induttivo, la struttura complessiva tenda a convergere verso un medesimo insieme di riferimenti.

Va comunque ricordato che questo metodo non garantisce sempre il risultato atteso: non è detto che, applicandolo in altri casi, si ottenga sempre la stessa convergenza. Diventa davvero convincente solo quando gli indizi iniziano a essere troppi per sembrare casuali.

Oltre a richiamare più volte i temi dell’acqua e del paradiso, Zodiac concludeva spesso le sue lettere con la formula “SFPD – 0 /ME(con un numero che indicava il presunto conteggio delle vittime).

Con questa formula il San Francisco Police Department risultava come sconfitto e lui stesso come in vantaggio, ribadendo una posizione di superiorità.

croce celtica = 10 / SFPD = 0
croce celtica – 12 / SFPD – 0
SFPD = 0 / croce celtica = 13
SFPD – 0 / croce celtica – 17 +
ME – 37 / SFPD – 0

Nella lettera a Silvia Della Monica, la composizione grafica della parola finale — ottenuta da ritagli provenienti da “TRIONFATO” — crea un parallelismo con il modo in cui Zodiac chiudeva le sue lettere:

in entrambi i casi affiora la stessa idea di vittoria rivendicata.

Osservando i ritagli relativi alla parola “Firenze”, si nota che la struttura complessiva mostra rimandi ai temi ricorrenti nella corrispondenza di Zodiac, talvolta in modo diretto, talvolta attraverso il contesto delle pagine da cui sono stati prelevati.

Applicando il criterio induttivo — cioè considerando, per ciascun ritaglio, il lato che presenta un potenziale richiamo a questi nuclei tematici — la composizione rivela una convergenza stabile. I riferimenti a Acqua, Paradiso, Orologio e alla vittoria rivendicata emergono come un insieme coerente, nonostante l’assenza di una struttura geometrica o simmetrica rigorosa.

È questa convergenza, più che la precisione dei singoli ritagli, a suggerire che l’autore della lettera abbia voluto evocare, in modo allusivo ma riconoscibile, l’immaginario ricorrente di Zodiac.

La sezione CA 50Ioo

Resta ora da esaminare la sezione del CAP insieme ai ritagli “CA”, che sembrano rispondere a una logica altrettanto significativa.

Prima di entrare nel dettaglio della sezione CA 50Ioo, è opportuno chiarire un’incongruenza relativa alla parola da cui sarebbe stato prelevato il ritaglio usato al posto del “1”.

La stanghetta impiegata per il numero “1” è stata identificata da Valeria Vecchione come il ritaglio della lettera “I” della parola LIBERTY a pagina 47, utilizzato in sostituzione della cifra del CAP.

Osservando la sua ricostruzione, dove viene mostrato il retro di ciascun ritaglio, si nota che la facciata attribuita a questa “I” presenta un area nera (indicata).

Tuttavia, confrontando tale retro con la struttura della pagina da cui il ritaglio dovrebbe provenire, “sembrerebbe” emergere una discrepanza:

in base alla disposizione dei contenuti e alle misure della pagina, il retro corrispondente dovrebbe presentare uno sfondo diverso.

Pag. 47/48

Per verificare la corrispondenza tra la lettera “I” della parola LIBERTY e il retro che le è stato attribuito, ho utilizzato un metodo grafico basato su due coordinate per ciascuna pagina: una verticale e una orizzontale. Le due linee servono a stabilire con precisione la posizione della facciata del ritaglio sia sul fronte sia sul retro, mantenendo un riferimento costante grazie ai bordi visibili della pagina.

Pag. 47fronte” — Nella pagina del fronte, quella in cui compare la parola LIBERTY, la linea verde verticale è stata tracciata dal bordo visibile inferiore della pagina fino a raggiungere la linea rosa orizzontale —perpendicolare alla linea verde — così da definire l’altezza esatta del punto in cui cade la lettera “I”. La linea rosa orizzontale, a sua volta, parte dal margine di rilegatura della rivista e arriva fino al centro della lettera “I”, stabilendone la posizione lungo l’asse orizzontale.

Pag. 48 retro” — Successivamente ho duplicato entrambe le linee e le ho riportate nella pagina del retro, conservandone le dimensioni e replicando gli stessi riferimenti utilizzati nella pagina precedente.

Questo procedimento consente di verificare dove dovrebbe cadere il retro del ritaglio, mantenendo la stessa geometria di riferimento.

Tutte le scansioni delle pagine hanno la stessa dimensione, e questo ha consentito di tracciare le coordinate con un buon livello di affidabilità, riducendo il rischio di distorsioni o ridimensionamenti. In questo modo è stato possibile stimare con sufficiente accuratezza la posizione del retro corrispondente alla “I” e valutare se l’area mostrata nello schema, riprodotto dalla Vecchione, possa combaciare con il ritaglio fisico utilizzato nella busta.

Detto questo, il retro attribuito alla presunta lettera “I” di LIBERTY, mostra comunque un elemento che resta problematico: l’area scura evidenziata nello schema non coincide con la porzione di pagina che risulta dalle coordinate. Questa discrepanza suggerisce che il retro del ritaglio potrebbe non provenire dalla zona indicata.

Per verificare la corrispondenza, ho inserito la lettera “I” nella posizione ricavata sul retro, modificandola togliendo le grazie superiori e inferiori per riprodurre la forma del ritaglio originale.

Alla luce degli elementi finora esaminati, e in attesa di ulteriori verifiche che possano chiarire con precisione la natura di questo ritaglio, non ritengo al momento possibile identificarlo come la lettera “I” proveniente dalla parola LIBERTY, secondo lo schema proposto dalla Vecchione.

Questa incongruenza non invalida il lavoro complessivo di Valeria, ma introduce un punto critico che richiede una valutazione più attenta. La differenza tra il retro atteso e quello mostrato nello schema suggerisce che il ritaglio potrebbe non provenire esattamente dalla posizione ipotizzata, oppure che nella fase di ricostruzione si sia verificata una sovrapposizione non perfettamente corrispondente.

In entrambi i casi, la questione non riguarda la logica generale della selezione dei ritagli, ma la necessità di verificare con precisione la provenienza di questo specifico elemento.


• La disposizione dei ritagli FIRN

«Un’ulteriore osservazione riguarda la parola “FIRENZE” e la sequenza F‑I‑R‑N ricavata da TRIONFATO.

Confronto tra lo schema dei ritagli di Valeria Vecchione (in basso) e la pagina retrostante con i ritagli applicati sulla grafica originale (in alto).

Nella ricostruzione dove viene mostrato il retro di ciascun ritaglio, le lettere “I” e “N”, risultano invertite rispetto all’ordine originale, producendo una disposizione non coincidente con quella del termine di partenza. Si nota inoltre che il retro del ritaglio della “I” appare capovolto rispetto alla figura presente sulla pagina di provenienza: un dettaglio marginale, che non incide sulla logica dei ritagli, trattandosi di uno scambio tra due lettere contigue. Dalla sovrapposizione dei ritagli emerge infine un lieve disallineamento verticale tra le quattro lettere. Anche questo scarto, pur visibile, non modifica il ragionamento complessivo, ma viene segnalato per completezza ».


Chiusa la parentesi sui ritagli FIRN, torno alla stanghetta impiegata nel CAP.

Al di là di dove sia stato effettivamente prelevato il ritaglio, considero comunque fondata l’idea che l’autore abbia sostituito il numero 1 con un elemento di tipo letterale, una scelta che mostra una volontà precisa di non utilizzare la cifra disponibile nella rivista e che rafforza l’ipotesi di un’esclusione intenzionale.

La sua morfologia risulta più compatibile con una forma letterale che numerica, a prescindere dalla provenienza.

Ritengo anch’io che l’autore abbia studiato questa sezione seguendo una logica propria, costruendo un espediente deliberato che rende l’area effettivamente sospetta: una scelta che appare chiaramente architettata.

Va inoltre osservato che l’autore avrebbe potuto costruire quella sezione in modo molto più lineare, utilizzando ritagli decisamente più pertinenti e immediatamente disponibili, come nel seguente esempio:

• Il “5” era presente nella rivista anche in forma non evidenziata, senza sfondo giallo.

• Allo stesso modo, lo “0” avrebbe potuto essere ricavato da una delle lettere “O” utilizzabili presenti nella rivista.

• Il ritaglio contenente i due “00” avrebbe potuto essere separato in due unità distinte, ottenendo così due zeri autonomi e perfettamente coerenti con il resto della composizione.

• Il numero utilizzabile “1” nella rivista compariva in tre occasioni.

• I due ritagli “C” e “A” avrebbero potuto essere ricavati da caratteri più coerenti con il resto dell’indirizzo sulla busta; la scelta di utilizzare invece due elementi graficamente difformi suggerisce un motivo preciso che ha portato l’autore a selezionare proprio quei ritagli, rendendo il “CA” un elemento anomalo e visivamente più evidente nella composizione.

Un ulteriore esempio mostra come l’autore avesse a disposizione soluzioni ancora più coerenti per la costruzione del CAP. In particolare, la fascia gialla della pubblicità offriva già tutti gli elementi necessari, come mostra l’immagine riportata.

Pag. 78/79/80

Tutti i numeri necessari alla composizione del CAP erano disponibili nella stessa fascia gialla: oltre al “5” e allo “0”, l’autore avrebbe potuto ricavare da lì anche il numero “1” e gli zeri tramite le lettere “O”, anch’esse presenti. Tuttavia non lo ha fatto, scegliendo di prelevare dalla grafica evidenziata soltanto il “50”, con il risultato di mettere in risalto esclusivamente quella coppia numerica».

È anomalo che gli ultimi due “00” siano stati prelevati da una pagina distante e non coerente con la grafica evidenziata, così come è anomalo che il numero “1” appaia come la lettera “I”, nonostante tutti gli elementi necessari alla composizione del CAP fossero disponibili nella stessa fascia gialla. La scelta di utilizzare soltanto il “50” in evidenza mostra un’intenzione selettiva e non dettata dalla necessità materiale.

Il fatto che l’autore abbia introdotto tali difformità all’interno del gruppo “CA 50Ioo” suggerisce che vi abbia concentrato un’attenzione particolare, ricorrendo a scelte grafiche che sembrano frutto di una valutazione precisa e ponderata.

«Considerando la cura e la precisione dimostrate nella composizione della lettera, è ragionevole ritenere che l’autore abbia utilizzato una rivista nuova e ancora integra, maneggiata con estrema attenzione e verosimilmente sfogliata indossando dei guanti. In questo scenario, l’ipotesi più probabile è che l’autore abbia evitato di servirsi di pagine già strappate o di pagine sciolte provenienti da un uso domestico precedente, poiché in quel caso esisteva la concreta possibilità che la carta trattenesse impronte o residui riconducibili all’autore. Il fatto che non sia stato rilevato alcun elemento di questo tipo è perfettamente coerente con quanto osservato nella gestione dei ritagli e suggerisce un livello di cautela operativa particolarmente elevato, compatibile con l’impiego di una rivista intonsa acquistata appositamente per comporre l’indirizzo».

A questo punto, è possibile affrontare la questione più ampia che riguarda l’intera sequenza “CA 50Ioo”.

Ho iniziato ripercorrendo il lavoro di Valeria Vecchione, la quale ha individuato in quel CA un possibile riferimento alla California. È un’ipotesi coerente con il quadro interpretativo che propone, e rimane una possibilità da tenere in considerazione: quel riferimento potrebbe effettivamente essere presente.

La composizione strutturale del nome

In questa sezione è necessario mettere in evidenza un aspetto che suggerisce una logica strutturale finora ignorata nella scelta delle due lettere. Non si tratta di negare l’ipotesi precedente, ma di affiancarle un livello di lettura che consente di coglierne l’intenzionalità strutturale.

Si può osservare come l’autore abbia ricavato le due lettere CA andando a capo con la parola REPUBLI‑CA. La scelta non appare del tutto casuale: quei due ritagli paiono assumere un ruolo significativo all’interno della sequenza CA 50Ioo, suggerendo una possibile logica strutturale. L’interruzione della parola, ottenuta attraverso un semplice a capo, permette di isolare le due lettere desiderate e di inserirle nella composizione finale come parte integrante del gruppo di sei caratteri che l’autore ha voluto evidenziare.

Se si considera la direzione interpretativa delineata dalla composizione dei ritagli — una direzione che, come visto, tende a convergere verso le tematiche ricorrenti nella corrispondenza di Zodiac — diventa difficile ignorare un’ipotesi che emerge con una certa evidenza:

quattro dei sei elementi coincidono infatti con lettere del nome ZODIAC:

«È importante chiarire che questa osservazione non nasce dal desiderio di forzare ulteriormente la lettura in chiave “zodiakkara(etichette spesso impiegate per ridicolizzare chi sostiene la tesi Zodiac), né dall’intenzione di ricondurre sempre e comunque ogni dettaglio all’immaginario del killer americano. Tuttavia, se ci si mantiene all’interno di un’analisi induttiva orientata verso quel contesto — e gli elementi effettivamente presenti nella composizione sembrano suggerirlo — allora la struttura dei sei ritagli non può essere liquidata come un semplice caso».

Il nome Zodiac è formato da sei lettere, e sei sono gli elementi che compongono la struttura C‑A‑5‑0‑I‑oo.

l’autore ha ricavato il CA andando a capo con REPUBLI‑CA; ha sostituito il numero “1” del CAP con un elemento che appare proprio come una lettera “I”, ottenendo così un ulteriore carattere utile alla costruzione del nome, ha trattato lo zero come una lettera “O”, e ha utilizzato il ritaglio “oocome elemento unico, evitando di ricavare due zeri separati che avrebbero portato il totale a sette ritagli.

È proprio questa scelta di mantenere il “oo” come singola unità a determinare la struttura complessiva di sei elementi, rendendola compatibile con le sei lettere del nome Zodiac.

La disomogeneità dei ritagli finali del CAP “oo” — più piccoli, meno visibili e chiaramente non allineati con il resto — sembra indicare che la loro funzione non fosse quella di rappresentare fedelmente il CAP, ma di completare una sequenza numerica costruita con un obiettivo diverso.

La sequenza — X O X I A C — ottenuta riordinando la componente alfabetica dei sei ritagli, presenta quattro lettere pertinenti (O, I, A, C) e due elementi neutri (X, X), corrispondenti rispettivamente al “oo” e al “5(o viceversa), che non contribuiscono alla componente alfabetica ma ne costituiscono la cornice strutturale.

Riorganizzata in questa forma, la configurazione rivela una coerenza troppo marcata per poter essere attribuita al caso.

L’immagine sottostante richiama volutamente un gioco a caselle: una scelta che rispecchia il comportamento dell’autore della lettera, il quale ha inserito quattro lettere del nome Zodiac come se stesse componendo una parola da indovinare.

Non si tratta di sostituire altre ipotesi, né di escludere letture alternative; si tratta piuttosto di riconoscere che la struttura dei sei ritagli presenta una coerenza interna che finora non è stata messa in luce da nessuno, e che merita di essere considerata come parte integrante del disegno complessivo dell’autore, poiché anche secondo questa analisi — pur muovendosi su un piano diverso rispetto a quello proposto da Vecchione — la sostituzione del numero “1” con la “I” mantiene comunque la sua funzione alfabetica e continua a riferirsi alla lettera I.

Coerenza tematica dei ritagli

La seguente immagine permette di visualizzare con immediatezza la logica che sottende la selezione dei ritagli presenti nella quarta riga della lettera.

Questo passaggio grafico non intende presentare il metodo induttivo come una scorciatoia per raggiungere conclusioni prestabilite, né come un espediente per forzare una lettura.

Al contrario, mostra come, anche adottando un approccio discutibile o non canonico, sia comunque possibile riconoscere una coerenza tematica negli elementi che compongono i ritagli, una serie di richiami che si manifestano con sorprendente regolarità.

La rappresentazione grafica, dunque, non pretende di dimostrare una verità definitiva, ma di rendere visibile una struttura simbolica che emerge dai ritagli stessi. Presi singolarmente, questi elementi potrebbero apparire casuali; osservati nel loro insieme, invece, rivelano una coerenza interna. È proprio questa coerenza — messa in luce attraverso il procedimento induttivo — a suggerire l’esistenza di un’intenzione precisa nella composizione dei ritagli.

Un’intenzione che non è detto si manifesti sempre con la stessa chiarezza, ma che in questo caso risulta riconoscibile e sorprendentemente allineata con il mondo simbolico attribuibile a Zodiac.

Considerazioni conclusive

Pur comprendendo le perplessità di chi non riconosce nella lettera una rete di allusioni sufficientemente esplicita, a mio avviso le analisi disponibili evidenziano una lettura che riconosce quella coerenza come intenzionale. I richiami presenti nei ritagli non mi appaiono casuali.

Ci sono individui che comunicano attraverso scelte simboliche, costruendo significati non in ciò che dichiarano apertamente ma nei dettagli che mettono in scena. Per questi soggetti, ogni elemento — un frammento, un segno, una disposizione — diventa un segnale.

È all’interno di questa stessa dinamica che si colloca anche il quadro ritrovato nella casa di Pietro Pacciani.

Anche in quel caso, infatti, compaiono elementi che richiamano il mondo simbolico associato al killer Zodiac, suggerendo che il nome e l’immaginario del serial killer americano fossero già noti e circolassero a Firenze all’epoca dei fatti.

Non si tratta di fantascienza, né di sovrainterpretazioni: è la presenza ricorrente di certi segni, in contesti diversi ma compatibili, a indicare che tali segnali simbolici potrebbero essere stati più consapevoli e più diffusi di quanto si sia ritenuto finora.

Non è irrilevante che nel quadro sia rappresentato proprio l’atto dell’invio della lettera, un riferimento diretto all’episodio delle escissioni e alla comunicazione simbolica che lo accompagna.

vedi: (Le escissioni e la lettera).